Ressurreição em Verona

Jornal l’Arena de 20/10/2010


O Teatro Filarmonico de Verona

Mahler, una Sinfonia kolossal

All’inizio un rito funebre, nel quale un eroe viene “portato a seppellire”; alla fine una risposta alle domande sul senso dell’esistenza (“Perché hai sofferto? Tutto non è altro che un inutile, tremendo scherzo?”). Rispetto alla grande forma della tradizione ottocentesca, la Sinfonia, Mahler non concepiva limiti di significato extra-musicale, e questo è quello che indicava in una lettera per la sua Seconda, nota come “Resurrezione”.
In realtà, si può tranquillamente sorvolare sul fatto che almeno in qualche momento il compositore boemo abbia considerato la Seconda una specie di “sequel” della Prima, dato che l’eroe portato alla tomba nel movimento iniziale era dichiaratamente lo stesso esaltato nel trionfale finale della Prima, “Titano” di letterarie ascendenze.
Ma non si può cancellare l’evidenza che se la Seconda ha un argomento, questo è la morte. Ossessione e superamento, anche grazie alla dottrina cattolica abbracciata dell’ebreo convertito Mahler: la certezza della resurrezione alla fine dei tempi è sancita dall’utilizzo dell’Inno “Risorgerai”, tratto dal Messia di Klopstock.
Il primo e l’ultimo movimento sono due immense distese sinfoniche “pure” nelle quali avvengono tellurici scontri di masse sonore, veri e propri schianti che non nascondono l’emergere ricorrente dell’antico tema del Dies Irae. Il giorno del giudizio per grandissima orchestra, se si vuole. Un Requiem molto particolare
Fra questi due colossali elementi si distendono tre movimenti più brevi nei quali emerge la vena forse più originale e autentica di Mahler. È quella che utilizza materiali popolari in una continua e profonda trasformazione armonica e ritmica, delineando un’espressività ora sarcastica e desolata, ora lieve e quasi nostalgica di classica purezza; quella stessa linea creativa che sa giocare con i timbri orchestrali (e con la voce, nel Lied “Urlicht” che funge da quarto movimento) per costruire attonite meditazioni trascendentali, squarci lirici e melanconici di grande suggestione. Sempre inseguendo quel “suono della Natura” che era l’obiettivo forse primario nel far musica mahleriano.
Con la Seconda Sinfonia la Fondazione Arena ha coraggiosamente inaugurato la sua stagione sinfonica – nel centocinquantenario della nascita del compositore. Non c’era il pubblico delle grandi occasioni, nella platea con molti vuoti del Filarmonico (oggi, terza e ultima esecuzione, inizio alle 17), ma c’era il pubblico dei mahleriani convinti, che hanno salutato tutti i protagonisti dell’esecuzione con sette minuti di altrettanto convinti applausi.
Ha diretto John Neschling, che si è tuffato “a mani nude” nel ribollente magma di questa Sinfonia. Senza bacchetta, ma con gesto plastico ed efficace abbastanza per illuminare i complessi universi sonori paralleli di questa composizione, scatenando il suono con buona efficacia quando necessario (anche se l’organico dell’orchestra areniana era decisamente inferiore a quello previsto in partitura per ottoni e legni, non particolarmente robusto negli archi), trovando interessanti sottigliezze di fraseggio nei movimenti centrali, rifuggendo sempre dalla retorica della declamazione fine a se stessa.
Una Seconda tesa e nitida, propensa ad espressionistiche esasperazioni piuttosto che a sentimentalismi tardo romantici, cui hanno contribuito la buona precisione dell’orchestra in ogni settore, la duttilità del coro istruito da Giovanni Andreoli, la precisa linea di canto del soprano Talia Or e del contralto Susanne Kelling, dal bel timbro brunito.

Cesare Galla

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Uma resposta para Ressurreição em Verona

  1. Bravo,Maestro!!

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